Altra stangata per chi si ritrova un mutuo, altro regalo per le banche. Non si ferma la corsa al rialzo dei tassi di interesse: cresce il costo del denaro e aumentano i profitti per le banche. Le decisioni della Bce in Europa, così come quelle della Fed negli Stati Uniti, oltre che per le tasche di chi ha sottoscritto un mutuo variabile, hanno conseguenze anche per i bilanci degli istituti di credito. Stanno guadagnando di più e continueranno esponenzialmente a guadagnare sempre di più

Inflazione ancora troppo alta. Ecco perché la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base. Si tratta del decimo aumento consecutivo: il primo nel luglio 2022, in risposta all’elevata inflazione. Una condizione che preoccupa consumatori e imprese. Per le famiglie le ricadute saranno pesantissime.

David SASSOLI - EP President meets with Christine LAGARDE, candidate for the position of ECB President

Una decisione sciagurata, quella presa dalla presidente della Bce Christine Lagarde che rischia seriamente di dare il colpo di grazia all’economia dell’Eurozona e dell’Italia in particolare.

L’aumento del costo del denaro deciso, il decimo in 14 mesi, con il tasso salito al 4,5%, rappresenta un duro colpo per famiglie e imprese, con effetti devastanti sia sui consumi delle persone che sugli investimenti.

Di conseguenza rimane alto il rischio di una stretta  creditizia, ovvero di liquidità progressivamente tagliata dalle banche nei confronti di potenziali clienti.

1461169192-mutuo

Ma l’aspetto più preoccupante è sui variabili: le rate del mutuo sono cresciute fino al 75% in più. Conti alla mano chi pagava una rata da circa 500 euro al mese oggi paga 875 euro al mese, ovvero 375 euro in più.

Di fronte a tale andamento sono purtroppo tanti coloro che con l’acqua alla gola non riescono più ad onorare regolarmente le scadenze contrattuali. Sfiora i 15 miliardi di euro il totale delle rate non pagate da quasi un milione di famiglie italiane.

E come sempre accade in queste situazioni drammatiche c’è chi va in rovina e chi invece gongola incassando montagne di denaro. Il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, poco tempo fa ha ammesso: “L’aumento dei tassi sta catapultando in avanti le performance delle banche”. E ha aggiunto: “Non è giusto, c’è una guerra, ma è una constatazione”. Si parla dunque da settimane di extraprofitti, così come avviene da tempo per il settore dell’energia, guardando ai bilanci delle grandi aziende. E delle banche, naturalmente.

certificate-banche

Nel primo semestre del 2023 le sei principali banche italiane (Intesa San Paolo, UniCredit, Mediobanca, Banco BPM, BPER e MPS) hanno ottenuto profitti più alti del 60 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa, un aumento pari a 11 miliardi di euro. Considerando poi che lo scorso anno era già stato un momento di vacche grasse per i guadagni bancari. Questo sempre legato all’aumento tassi di interesse sui mutui e prestiti.

Contestualmente le banche non hanno alzato altrettanto i tassi che corrispondono ai clienti per i soldi che le banche ricevono in prestito attraverso i conti corrente o i depositi. Dall’aumento di questo scarto il margine di interesse, cioè il guadagno che la banca ottiene dalla sua attività principale, prestare e raccogliere soldi sono derivati gli extraprofitti.

Sala_del_Consiglio_dei_Ministri_(Palazzo_Chigi,_Roma)

Così il Governo ha deciso di tassarli, anticipando di voler destinare parte del ricavato proprio agli aumenti delle rate di chi aveva sottoscritto un mutuo a tasso variabile e ora non ce la fa a pagarlo. Un fulmine a ciel sereno per “l’intoccabile potere” del regime bancario.

La reazione non si è fatta attendere: levata di scudi della Bce contro tassa extraprofitti che ha liquidato la questione sostenendo che “mina la capacità di tenuta delle stesse banche da shock”. Stessa musica da ABI: un provvedimento che provocherebbe un “vulnus sulla fiducia del mercato finanziario”.

Ora al di là di mille riflessioni va detto in sostanza e in parole chiare che il problema vero non era tassare il profitto, bensì i cosiddetti extra ricavi che altro non sono che la conseguenza di una netta ed evidente posizione di assoluto dominio nei confronti dei risparmiatori, un esercito senza voce che purtroppo finisce schiacciato dallo strapotere dei santuari della finanza. Insomma, quella decisa dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni appare dunque una  misura presa non tanto per fare cassa, ma per creare una sorta di precedente con l’obiettivo che simili andamenti non si verifichino più.

Resta comunque il fatto che nella normale quotidianità il piccolo risparmiatore ha solitamente un rapporto quasi sacrale con la propria banca. Ascolta a bocca aperta i consigli dei consulenti, si fida ciecamente della gestione del proprio denaro. E questo è comprensibile. Una fiducia, però, che ultimamente è stata mal riposta. E i danni provocati sono gravissimi e faranno molto più male alle famiglie rispetto al peso dell’onere che potrebbe gravare sugli istituti di credito costretti a sborsare per gli extraprofitti. Questo è sicuro.