Quando si lavora per perdere. Candidare Enrico Michetti significa ingannare gli elettori del centrodestra che si vedranno ancora governati per altri cinque dai compagni in tandem a quelle nullità grillozze. Ora vorremmo mettere in chiaro subito un concetto, qualora fossimo stati capiti male in ordine alle prossime elezioni comunali di Roma.

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Nessuno contesta i dati curriculari che il ticket scelto dalla parte opposta alla sinistra porta a suffragio della propria competenza tecnico, amministrativa, legislativa e pure del diritto nelle sue varie espressioni civili e penali. No.

L’accoppiata Michetti con vice Matone scelto ad esempio un quarto di secolo fa in periodo post-tangentopoli certo che sarebbe stato perfetto.
Così come lo sarebbe stato subito dopo la Giunta Alemanno ed il fenomeno che fu chiamato (un pó impropriamente) “Mafia Capitale” .
Ma quei fenomeni sono già stati la culla incubatrice dei grilluti.
La carrozzella che ha portato sul Colle del Campidoglio quel fenomeno di Virginia Raggi con il M5S e, si sa, tra l’originale e l’imitazione il compratore (in tal caso elettore) preferisce sempre il prodotto doc. o dop.
Quello che noi contestiamo ai moderati che hanno opzionato per Michetti/Matone è che si siano di fatto accodati (commettendo un gravissimo errore) a uno “schema M5S”: di fatto accreditando per intero l’immagine di una città in crisi morale, anziché in profonda crisi di servizi di natura civica.
Che sono le buche per le strade, per intenderci, non solo i fenomeni di corruttela che pure ci sono stati.
Il ticket FDI-LEGA-FI ripropone un vecchio schema di gioco (non vediamo come i due candidati possano parlare di fognature, alberi, autobus) e non sarà affatto novativi e attrattivo.
Al di là dei nomi.
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Quello che pare a noi lo schema vero di in gioco utile alla città è invece il modello di confronto ipotizzato da Calenda e Gualtieri, che, pur non essendo dei campioni ma di fatto personaggi di seconda fila,  parlano di cose concrete su cui misurare le differenze e pure fare una alta tenzone elettorale di contenuto civico e di servizi alle persone della comunità.
Ecco perché Michetti non ci piace: perché devia il vero confronto sui contenuti.
Quelli che solo un politico, con la giusta dose di umiltà, sa cogliere dai territori e portare a sintesi tra la gente e tra i partiti.