“Dottrina Donroe” all’opera. Smacco a Cina e Russia: l’azione Usa ci ricorda la centralità dell’hard power e delle fonti fossili come essenziali leve geopolitiche. È il petrolio, bellezza
È proprio il caso di dire che il 2026 è iniziato nel migliore dei modi, almeno sul fronte internazionale. Ieri mattina lo storico annuncio del presidente Donald Trump: “Nicolas Maduro, insieme a sua moglie, è stato catturato e portato fuori dal Paese”. Finisce così dopo 12 anni il regime di Maduro e, molto probabilmente, dopo 26 anni lo chavismo, che hanno ridotto in miseria un Paese ricco di materie prime come il Venezuela e in catene i suoi cittadini.
Un’operazione piena di rischi che si è conclusa con un pieno successo per l’amministrazione Trump, senza perdite né leaks, pianificazione ed esecuzione da manuale, a dispetto di chi ne ha sentenziato prematuramente la totale incompetenza.
L’ora anche di Teheran?
E chissà che nelle prossime settimane non possa collassare anche il regime iraniano, che dal Venezuela, tra l’altro, traeva enormi profitti. L’abbiamo detto molte volte: il potere degli ayatollah si fondava in gran parte sulla cosiddetta mezzaluna sciita, la sua proiezione di potenza egemone e sul programma nucleare. Tutti pilastri demoliti dagli attacchi israeliani e americani. Trump ha già minacciato un nuovo attacco, se il regime di Teheran continua a “uccidere manifestanti pacifici”.
Sotto processo a New York
Pochi minuti dopo il post del presidente su Truth, l’Attorney General Pamela Bondi ha reso noto che Maduro e sua moglie “sono stati incriminati nel Distretto meridionale di New York”, con l’accusa di “narco-terrorismo” e “importazione di cocaina”.
“Maduro e sua moglie affronteranno presto tutta la potenza della giustizia americana e saranno processati sul suolo americano“, ha assicurato il presidente Trump. “Le gang che hanno mandato hanno stuprato, torturato e ucciso donne e bambini americani… sono state mandate da Maduro per terrorizzare il nostro popolo, e ora Maduro non potrà mai più minacciare un cittadino americano o chiunque altro dal Venezuela”.
Furto di petrolio
Ma il presidente Usa non ha citato solo il narcotraffico: “Il Venezuela ha unilateralmente sequestrato e rubato petrolio americano, beni e piattaforme americani, costandoci miliardi di dollari… uno dei più grandi furti di proprietà americana”. “Come tutti sanno, il settore petrolifero in Venezuela è stato un disastro per un lungo periodo di tempo… Faremo entrare le nostre grandissime compagnie petrolifere, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno l’infrastruttura gravemente compromessa e inizieranno a generare profitti per il Paese”.
La transizione
Come ha fatto capire nei suoi interventi di ieri, l’America resterà impegnata nella transizione in Venezuela. Anzi, qualcosa di più che impegnata, pare di capire dalle sue parole: “Governeremo il Paese fino al momento in cui potremo effettuare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa”. E il messaggio agli uomini di Maduro è chiaro:
L’embargo su tutto il petrolio venezuelano rimane pienamente in vigore. L’armata americana rimane in posizione, gli Stati Uniti mantengono tutte le opzioni militari fino a quando le richieste non saranno state completamente soddisfatte. Tutte le figure politiche e militari in Venezuela dovrebbero capire che ciò che è successo a Maduro può succedere a loro, e succederà a loro se non saranno giuste e imparziali, anche nei confronti del loro popolo.
Trump ha accennato al fatto che in una conversazione con il segretario di Stato Marco Rubio, la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodriguez si sarebbe detta “sostanzialmente disposta a fare ciò che pensiamo sia necessario”, e al Post ha ribadito che non ci saranno boots on the ground “se farà ciò che vogliamo”, ma le sue prime dichiarazioni pubbliche non sono sembrate andare esattamente in questa direzione.
Vedremo, è ovvio che Washington è in contatto con figure del regime per assicurare una transizione ordinata, mentre un passaggio diretto del potere alle opposizioni potrebbe sfociare nel caos e nella violenza, ma a questo punto difficilmente mollerà la presa. Il fatto che i dettagli del piano non siano stati resi pubblici, non significa che non siano stati ancora definiti.
La leader dell’opposizione e recente Nobel per la pace María Corina Machado ha atteso le parole di Trump e ha poi diffuso il suo messaggio ai venezuelani:
Di fronte al suo rifiuto ad accettare un’uscita negoziata, il governo degli Stati Uniti ha mantenuto la sua promessa di far rispettare la legge… Siamo pronti per far valere il nostro mandato e prendere il potere. Rimaniamo vigili, attivi e organizzati fino a quando non si concretizzerà la Transizione Democratica.
La “Dottrina Donroe”
Se l’illegittimità di Maduro, dal 2020 non riconosciuto dalle amministrazioni Usa né dall’Ue, e la guerra ibrida agli Stati Uniti portata avanti dall’ex dittatore venezuelano, sostenendo il narcotraffico e l’immigrazione clandestina, forniscono le basi legali del blitz, chiarissime sono le ragioni geopolitiche.
Il Venezuela è l’avamposto della penetrazione cinese e russa nell’emisfero occidentale (così come l’Iran lo è in Medio Oriente). Emblematico, anche se probabilmente casuale, che l’operazione abbia avuto inizio poche ore dopo l’arrivo a Caracas di una delegazione del regime cinese.
Il messaggio di Washington agli avversari dell’America, ma anche ai suoi partner, è triplice.
L’America è tornata e per prima cosa fa pulizia nel suo cortile di casa – l’America Latina – da troppo tempo trascurato, dopo che tre presidenze democratiche avevano permesso a Cina e Russia di agire indisturbate. Una versione aggiornata della Dottrina Monroe, ribattezzata da Trump stesso “Dottrina Donroe”.
“Vogliamo circondarci di buoni vicini. Vogliamo circondarci di stabilità. Vogliamo circondarci di energia… ne abbiamo bisogno per noi stessi, ne abbiamo bisogno per il mondo – e vogliamo assicurarci di poterla proteggere“. Pare di capire dalle parole di Trump che nel “cortile di casa” sia inclusa anche la Groenlandia.
Prova di forza
L’America non teme di perseguire i suoi interessi attraverso l’uso dello strumento militare, come dimostrano gli attacchi al programma nucleare iraniano e la cattura di Maduro – e siamo solo nel primo anno di mandato. L’amministrazione Trump non teme di favorire i cambi di regime, in apparente contraddizione con la sua dottrina di politica estera, se questi corrispondono all’interesse nazionale.
Qui l’avvertimento è forte e lo esplicita Marco Rubio: il presidente Trump non è uno che gioca, “quando ti dice che farà qualcosa, quando ti dice che affronterà un problema, lo intende sul serio. Lo mette in atto. Non giocate con questo presidente, non la farete franca”.
L’America ristabilisce la sua supremazia militare. “Non esiste nessun altro Paese sulla Terra in grado di compiere una simile operazione”, ha fatto notare Trump intervenendo a Fox News. “Confrontate questo con l’Afghanistan, dove eravamo lo zimbello di tutto il mondo. Non siamo più lo zimbello. Abbiamo il più grande esercito del mondo – di gran lunga”.
“Una delle dimostrazioni più sbalorditive, efficaci e potenti della potenza e della competenza militare americana“, ha rincarato in conferenza stampa.
Nessuna nazione al mondo avrebbe potuto realizzare ciò che l’America ha realizzato ieri… tutte le capacità militari venezuelane sono state rese impotenti mentre gli uomini e le donne del nostro esercito, lavorando con le forze dell’ordine degli Stati Uniti, hanno catturato con successo Maduro nel cuore della notte.
In effetti, balza agli occhi il contrasto con il tentativo russo di far fuori Zelensky nelle prime ore dell’invasione del 2022. Cina e Russia hanno fallito, anzi non hanno potuto nemmeno provare a difendere Maduro, mentre Usa e Regno Unito sono riusciti a salvaguardare il presidente ucraino e a sostenere la resistenza di Kiev per quattro anni.
Nessun via libera a Cina e Russia
Non condividiamo la lettura di molti che vedono nella deposizione forzata di Maduro una sorta di via libera a Russia e Cina rispettivamente in Ucraina e a Taiwan, nel segno di un implicito riconoscimento delle loro sfere di influenza. A nostro avviso prevale l’effetto deterrenza, la prova di forza, la determinazione dell’amministrazione Trump a usare lo strumento militare a tutela dell’interesse nazionale e per il controllo delle risorse strategiche (quali sono anche i semiconduttori taiwanesi).
Mentre in Europa ragioniamo in termini di legittimazione e diritto internazionale, a Washington c’è qualcuno che sa ancora ragionare in termini di rapporti di forza.
La perdita del Venezuela è per Pechino molto più che una battuta d’arresto nell’avanzata che sembrava senza ostacoli della sua influenza. È una prima vera perdita di terreno, un primo arretramento.
Il petrolio
Se la transizione venezuelana seguirà il corso immaginato da Washington, come tutto fa pensare, Pechino dovrà negoziare con Trump per il petrolio venezuelano, presto potrebbe perdere anche il petrolio iraniano, e questo rende molto più rischioso per la Cina muovere contro Taiwan. La sua posizione dopo la fine di Maduro, anche agli occhi dei suoi partner, incluso Putin, è sensibilmente più debole ed esposta.
Indicativo come Trump ha risposto ad una domanda su come questa operazione influirà sulle relazioni con i Paesi che hanno interessi in Venezuela: Cina, Russia e Iran.
Quanto a Cina e Russia… Beh, la Russia quando chiariremo le cose… Ma per quanto riguarda altri Paesi che vogliono il petrolio (la Cina, ndr), siamo nel settore petrolifero. Lo venderemo a loro. Non diremo che non glielo daremo. In altre parole, venderemo petrolio, probabilmente in quantità molto più grandi perché non potevano produrne molto a causa della loro infrastruttura così scadente. Quindi venderemo grandi quantità di petrolio ad altri Paesi, molti dei quali lo stanno già usando ora, ma direi che molti altri ne verranno.
Tradotto: Pechino dovrà negoziare con noi e molti altri vorranno farlo. Il valore delle riserve di petrolio del Venezuela, oggi in gran parte sotto utilizzate, e che ora sono virtualmente sotto il controllo di Washington, è tale da cambiare gli equilibri di forza globali per la prima volta da molto tempo a sfavore di Pechino, oltre che naturalmente a sfavore di Mosca, che vede ridursi ulteriormente i suoi margini di guadagno.
Altro che isolazionismo, l’amministrazione Trump intende giocarla e vincerla la Seconda Guerra Fredda e tutte le mosse sono funzionali a rafforzare la posizione Usa.
Il significato dell’operazione è anche nel post del senatore Lindsey Graham rivolto agli “amici cinesi”:
Nel caso stiate pianificando un ulteriore incontro con Maduro, sappiate che ha un nuovo indirizzo. Sarà difficile fissare un altro appuntamento, ma so che lui significa molto per voi. Buona fortuna. A proposito, smettete di sostenere dittatori narcoterroristi come Maduro, smettete di comprare petrolio da Putin che mantiene la sua macchina da guerra ben fornita di denaro, e ripensate a sostenere l’ayatollah in Iran – un nazista religioso – comprando il suo petrolio. La Cina si è allineata con ogni attore negativo sul pianeta, mantenendo i conflitti accesi. È ora che paghino un prezzo per il caos che stanno seminando.
Messaggio agli europei
Ma il senatore Graham ha un post anche per i “nostri alleati europei che sono preoccupati per questa operazione contro Maduro”, ai quali suggerisce di “calmarsi”:
“Dovreste celebrare la fine di un dittatore illegittimo narcoterrorista che è allineato con Hezbollah e Putin. Ha rubato le elezioni, sostiene il terrorismo internazionale ed è un trafficante di droga narcoterrorista. La risposta Onu/europea è debole e patetica e non fa che incoraggiare i cattivi come Putin”.
Federico Punzi – Atlantico Quotidiano
























