Ai lavori parteciperanno anche i capi di Stato dei due paesi attualmente maggiormente protagonisti in Libia, ossia Russia e Turchia. Sia Vladimir Putin che Recep Tayyip Erdogan hanno confermato la propria presenza a Berlino. Entrambi hanno molti interessi sulla Libia: Putin sostiene il generale Haftar ed ha mandato sul campo i contractors della Wagner, Erdogan invece dal canto suo è impegnato nell’appoggio ad Al Sarraj e sta inviando in questi giorni propri militari ed almeno duemila combattenti prelevati dalla provincia siriana di Idlib.

Anche gli Stati Uniti, desiderosi di non dare l’immagine di paese che se ne lava le manil, saranno rappresentati a Berlino ad alti livelli: non sarà presente Trump ma nella capitale tedesca è atteso l’arrivo del Segretario di Stato Mike Pompeo.

Per quanto riguarda l’Europa invece, ci sarà il presidente francese Macron, così come il presidente del consiglio Giuseppe Conte. A livello comunitario è attesa la presenza anche dell’alto rappresentante per la politica estera europea Joseph Borrell. A Berlino arriverà anche il premier greco Kiryakos Mitsotakis, quest’ultimo ai ferri corti con la Turchia per via del memorandum siglato tra Ankara e Tripoli che, secondo la Grecia, lede anche i propri interessi nazionali. Dovrebbe giungere nella capitale tedesca anche il primo ministro britannico Boris Johnson. Per quanto riguarda i paesi confinanti con la Libia, è quasi certa la presenza del neo presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, nonché del neo presidente tunisino Kais Saied. Ma soprattutto, sarà a Berlino anche Abdel Fatah Al Sisi, il presidente egiziano tra i principali sponsor politici di Khalifa Haftar. Attesi anche rappresentanti degli Emirati Arabi Uniti, sostenitori anch’essi di Haftar, così come anche inviati dalla Cina. Saranno presenti anche delegazioni dell’Unione Africana, mentre l’Onu sarà rappresentato in primis dal vertice della missione Unsmil, Ghassan Salamé. Nelle ore scorse a Berlino è arrivato anche il ministro degli esteri Luigi Di Maio, “dobbiamo fermare la vendita di armi e lavorare per un cessate il fuoco permanente, scrive su facebook il ministro degli esteri, mettere in sicurezza la libia, dove c’e’ una forte minaccia terroristica, significa mettere in sicurezza anche il nostro paese.”

A Berlino intanto continuano le riunioni tecniche ed il lavoro degli sherpa intorno alla bozza conclusiva che prevederebbe tra l’altro “la formazione di un unico governo libico unificato, inclusivo ed efficace approvato dalla Camera dei rappresentanti”, sanzioni per chi viola l’embargo delle Nazioni Unite sulle armi la ripresa del processo politico guidato dai libici e intralibico per aprire la strada a elezioni parlamentari e presidenziali libere, eque, inclusive e credibili. Nella bozza si legge poi che i partecipanti alla conferenza di Berlino “chiedono la fine dei movomenti militari da parte o in diretto sostegno delle parti in conflitto cominciando con il cessate il fuoco”.

Intanto l’agenzia russa Tass anticipa alcuni passaggi del documento finale della conferenza. “Chiediamo – si leggerebbe nel testo – che sia stabilito un governo libico unico, unitario, inclusivo e efficace”. “Chiediamo alle Nazioni Unite di facilitare i negoziati sul cessate il fuoco tra le parti” in Libia, “anche attraverso l’istituzione immediata di comitati tecnici per monitorare e verificare l’attuazione del cessate il fuoco”, aggiunge la bozza secondo il testo di cui riferisce l’agenzia russa Tass.

angelamerkel

A volere fortemente l’incontro nella capitale tedesca è stata la cancelliera Angela Merkel. La conferenza è nata soprattutto con la volontà di ridare all’Europa un proprio preciso ruolo all’interno del dossier libico. Il vecchio continente era infatti rimasto marginale, specialmente dopo l’avanzata dell’attivismo sia della Russia che della Turchia. Dall’Italia alla Francia, passando per la stessa Germania, i principali paesi europei di fatto sono stati resi attori di secondo piano e questo, alla lunga, potrebbe creare non pochi problemi alla difesa degli interessi sia dei singoli Stati che dell’Europa.

Dunque, a Berlino si vuole ridiscutere un piano per la Libia in grado di portare a breve termine al rafforzamento del cessate il fuoco. A lungo termine, l’obiettivo è invece aprire una discussione in grado di portare il paese verso un piano di pace duraturo e ad un nuovo assetto istituzionale. Tuttavia l’Europa teme che anche all’interno del summit l’azione più incisiva venga esercitata da Russia e Turchia. Un timore comprensibilmente motivato dal fatto che da una parte è palese l’incapacità dell’Ue di conquistare una posizione di peso a livello internazionale e dall’altra è chiaro a tutti l’attivismo e il decisionismo dimostrato da Russia e Turchia in grado di imporsi quando il gioco si fa pesante. Inoltre, a penalizzare l’Ue, va aggiunto un altro tassello da non sottovalutare: appare per il momento decisamente lontano un accordo per una ipotetica missione europea, sotto l’egida dell’Onu, da attuare in Libia per creare una forza di interposizione tra le parti.

Il percorso quindi appare estremamente scivoloso e con obiettivi parecchio ambiziosi che a medio termine appaiono oggi difficilmente raggiungibili. Resta comunque il fatto che la partecipazione all’appuntamento di parecchi leader internazionali potrebbe essere un elemento favorevole in grado di far intravedere qualche squarcio di sereno all’orizzonte.