Ancora una volta la memoria viene piegata all’ideologia: se la vittima non è “dalla parte giusta”, il rispetto della sinistra vacilla

Durante la seduta del Consiglio comunale di ieri, dedicata alla memoria di Norma Cossetto, abbiamo assistito all’ennesima dimostrazione del doppiopesismo della sinistra. Gli esponenti del centrodestra hanno chiesto alla sindaca Salis di impegnarsi per il ripristino della targa commemorativa dedicata alla giovane istriana torturata e uccisa nel 1943 dai partigiani jugoslavi. Una targa che è diventata bersaglio costante di chi vede in quel nome non una vittima, ma un simbolo scomodo la cui unica “colpa” è stata quella di essere iscritta ai Gruppi Universitari Fascisti e di avere un padre anch’egli fascista.

Questo passato politico è stato sottolineato con durezza dalla consigliera comunale Francesca Ghio di AVS che con una “semplice” frase ha svelato la sua vera natura ideologica: “Per verità storica, Norma Cossetto era iscritta al partito fascista”. Apriti cielo! Come se l’adesione a un’ideologia, per quanto discutibile, potesse giustificare — o addirittura sminuire — la barbarie subita da una donna. Come se una donna, solo perché di destra, valesse meno di un’altra. Per fortuna c’è chi non ha lasciato passare una frase così fastidiosa e moralmente inutile. Dall’opposizione sono arrivati attacchi duri, accuse di cinismo, di mancanza di empatia.

Ma la frase della Ghio sorprende per due motivi: uno per la sua ingiustificata cattiveria che ricorda, come spesso accade, che per la sinistra esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Norma Cossetto, essendo chiaramente di destra, viene considerata una donna di scarso valore sociale e umano. Come se il fatto di essere fascista in qualche modo rendesse il suo martirio meno degno di essere ricordato. Anzi ricordiamo che Cossetto è stata uccisa dai partigiani titini perché cittadina italiana e non perché fascista.

Il secondo motivo perché a pronunciare una frase così cinica è stata una donna che l’anno scorso in consiglio comunale aveva avuto il coraggio di raccontare le violenze psicologiche e fisiche subite a 12 anni da un amico di famiglia. Una testimonianza forte ed emotiva che aveva scosso l’aula e ricevuto solidarietà bipartisan. Ed è qui che l’incoerenza si fa largo: è possibile invocare giustizia per le proprie ferite e poi relativizzare quelle di un’altra donna?

Con il ricordo di Norma Cossetto non si chiede di cancellare il passato, ma di guardare in faccia una storia tragica e concederle almeno un momento di silenzio e di rispetto. Invece, il dibattito sulla sua memoria si è trasformato nell’ennesimo becero scontro tra “fascisti” e “antifascisti”, tra “le vittime giuste” e “quelle sbagliate”.

Per la sinistra, Norma Cossetto non era una partigiana, non era “della parte giusta della storia”. Era una fascista e quindi doveva morire e il suo ricordo essere cancellato per sempre. Poco importa se negli anni è diventata il simbolo del coraggio, del martirio e del sacrificio di tutte quelle vittime delle foibe, solo perché italiane. Poco importa se è stata insignita della Medaglia d’oro al merito civile alla memoria dal Presidente Ciampi nel 2005.

Di questi meriti Francesca Ghio non ha tenuto conto, mostrando zero empatia per una vicenda che dovrebbe far accapponare la pelle a tutte le donne (e uomini) d’Italia. Ha proseguito ciecamente nel suo approccio ideologico. E quando è stata attaccata dai colleghi dell’opposizione per le parole pronunciate, ha subito sventolato la bandiera del femminismo, accusando tre esponenti della minoranza di averla minacciata e aggredita verbalmente fuori dall’aula durante una pausa della seduta.

A suo sostegno è intervenuta immediatamente la sindaca Salis, che ha commentato gli attacchi con queste parole: “È un fatto vergognoso, dover dividere una giovane donna da uomini che le gridano in faccia frasi molto violente, molto aggressive, solo perché ha espresso un’opinione. Non accettiamo che in quest’aula si difenda la causa delle donne solo quando conviene, e poi tre metri più in là si aggredisca verbalmente una consigliera. La violenza sulle donne è un tema serio, non una bandiera politica.”.

Fa sorridere che sia proprio Salis a parlare di rispetto per le donne, quando invece quel rispetto nei confronti di Norma Cossetto non c’è stato, anzi. La sua memoria è stata più volte infangata senza pietà e senza che nessuno di sinistra si opponesse. La prova è la targa più volte divelta e rovesciata dal gruppo Genova antifascista che non ha mai fatto mistero del suo odio per la memoria di Cossetto.

Resta anche da capire perché l’opinione della Ghio è da difendere a prescindere e le reazioni dell’opposizione da condannare senza sé e senza ma. Anche perché i consiglieri accusati dalla Ghio (della lista civica “Vince Genova”) hanno smentito tutto, parlando di accuse false e minacciando denunce per diffamazione.

Ma si sa che in Italia la memoria è un campo minato. Ogni nome, ogni data, ogni targa può diventare occasione di scontro invece che di riflessione. E in questo clima esasperato, anche un gesto semplice – come ricordare una ragazza morta a ventitré anni – diventa una battaglia ideologica senza fine.

Cristina de Palma – nicolaporro.it