Arriva la legge: a rischio la libertà di espressione. Sei anni di galera per chi sgarra

Fino a 6 anni di reclusione, questo è ciò che rischiano giornalisti e comuni navigatori della rete che sgarrano alle imposizioni stabilite dal regime. Dopo il repulisti in Rai con la cacciata delle voci “scomode” questo Governo ha raggiunto con i propri tentacoli anche i  giornali on line con la volontà di stroncare definitivamente il libero pensiero.

L’estate, periodo solitamente di svago e distrazione per i più, è sempre stato il momento adatto  per le imboscate, per i blitz a danno del sistema democratico. Così, complice la bella stagione, anche questa volta è arrivata strisciante una nuova iniziativa parlamentare che rischia di passare sotto silenzio. Mentre si stava comodamente sotto l’ombrellone c’è chi se ne stava negli oscuri meandri del palazzo elaborando un testo di  legge demenziale a danno della libera informazione e che verrà votata dalla Camera tra pochi giorni, a partire dal 12 settembre.

Prima firmataria di questa follia una sconosciuta senatrice Pd, tale Elena Ferrara,  che ha trovato l’appoggio di buona parte delle forze politiche presenti nell’emiciclo salvo un manipolo di colleghi che hanno manifestato netta contrarietà alla vergognosa volontà di censura. L’articolato di legge mette con le spalle al muro chiunque lavori in internet e naturalmente i giornalisti sono quelli più esposti a eventuali condanne: fino a sei anni di reclusione, oltre alla rimozione e all’oscuramento dei contenuti riportati nell’articolo o nel messaggio

Già si avverte il famigerato tintinnio di manette qualora un cronista dovesse pubblicare anche una sola informazione in grado di violare dati  personali o di danneggiare la reputazione di chiunque.

L’aspetto curioso è che questa norma, a tutti gli effetti dittatoriale, ha avuto origine da tutt’altre questioni che nulla avevano a che fare con la legge “ammazza web”. Si era partiti su come fronteggiare il fenomeno del cyberbullismo  e di come tutelare i minori dalle angherie dei coetanei. Da qui, con una scientifica operazione di stravolgimento del testo originario, l’obbiettivo degli estensori della legge è cambiato e hanno puntato dritti a ghigliottinare  la possibilità di critica attraverso testate on line, blog o i vari social.

Attenzione dunque a quello che si scrive. Un commento magari troppo carico di contrarietà, una riflessione di troppo, la pubblicazione di aspetti che possono ledere la privacy costano l’arresto. Insomma, qualsiasi cosa che si scrive, anche una ricetta di cucina, può diventare un campo minato. Saltare in aria è uno scherzo. Se non dittatura questa…