Adesso comanda lui. Ha in mano le sorti del governo e con la sua fuoriuscita distrugge quel che resta di un Pd già a pezzi e in forte crisi di consenso.

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Con Italia Viva, la sua nuova formazione, Matteo Renzi, inutile girarci intorno, pone una pesante ipoteca sul futuro del Conte bis. La scissione determina quindi un inevitabile indebolimento dell’esecutivo e a provarlo sono i numeri. L’ex presidente del consiglio se ne va con i suoi fedelissimi, una pattuglia che conta oltre quaranta parlamentari, e tra questi una quindicina di senatori che diventeranno determinanti a palazzo Madama. Cosa diversa alla Camera dove l’inciucio tra Pd e grillozzi regge in maniera autonoma… per ora. Perchè nel prossimo futuro il vento potrebbe cambiare: il rischio di prevedibili imboscate in Aula e altrettanti tradimenti frutto di oscure trame di palazzo adesso è decisamente più alto.1517338638905.jpg--ma_quale_abolizione__tutti_i_big_della_politica_vogliono_il_senato

Il fatto sostanziale è che in questa condizione di fragilità politica  Renzi ha in mano le sorti dell’esecutivo e sarà perciò in grado di condizionarne l’azione. Ma non è tutto. Come detto lo scisma fa tremare di nuovo il partito già provato da scosse interne e in termini di consenso. A tale riguardo va considerato infatti che una parte di esponenti di primo piano pur essendo stati sempre vicino a Renzi sono per ora rimasti sì nel partito – ricordiamo tra tutti Luca Lotti, personaggio di spicco del “giglio magico”, oppure lo stesso sindaco di Firenze Dario Nardella, una delle creature cresciute all’ombra di Renzi, o lo stesso  ministro della Difesa Lorenzo Guerini – ma per questo non significa che questi personaggi non mantengano tuttavia un rapporto stretto con il Capo. Questo dimostra il fatto che il rottamatore può condizionare anche le scelte del Pd attraverso i suoi uomini di fiducia rimasti all’interno del partito.

Insomma, Giuseppe Conte ora dovrà fare i conti anche con il fiorentino, che sicuramente vorrà stabilire lui una tabella di marcia sulle questioni rilevanti, oltre che con il Pd e i grilluti. Incredibile pensare che proprio gli stellati – che volevano aprire il palazzo come una scatoletta di tonno a suon di “vaffa” contro la casta e i poteri forti – dovranno adesso cercare una intesa addirittura con Maria Etruria Boschi.

A parte questo imbarazzante quadro – naturalmente imbarazzante per i 5 Stelle, per chi li ha votati e che sicuramente non li voterà più – il contorsionista Conte come se non bastasse, dovrà trovare adesso una sintesi anche con Renzi e compagnia. La prova del fuoco sarà la finanziaria e la scottante faccenda  delle concessioni autostradali.

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Intanto come un pugile suonato Zingaretti gli tocca incassare anche questa umiliazione. Privo di spessore e di carisma,  incapace di gestire il partito – nel corso della crisi di governo lo tsunami Renzi lo ha definitivamente annullato – il segretario non sarà più l’unico interlocutore dei grillozzi. Ciò vuol dire che il Pd peserà meno sul tavolo delle trattative future perchè il partito d’ora in avanti si ritroverà sempre costretto a trovare una quadra anche con gli scissionisti renziani.

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Come già si accennava siamo curiosi di vedere la faccia di Giggino prossimamente, anche se è ormai abituato a non provare vergogna dopo le sue inclassificabili contorsioni politiche, perchè sarà lui, il fenomeno della Farnesina, assieme ai suoi accoliti a pagare il prezzo più caro conseguente alla spaccatura nel Nazzareno. In questo senso non dimentichiamo che con la loro “specchiata sincerità e incontestabile coerenza a 5 Stelle” i discepoli del comico genovese nel corso delle consultazioni al Quirinale avevano detto che mai e poi mai si sarebbero seduti al tavolo con Renzi e di trattare solo ed esclusivamente con Zingaretti.

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E adesso cosa succederà? Quale sceneggiata ci riserveranno questi fuoriclasse del trasformismo? Ora “Pittibimbo” e la “madonnona”, così Grillo aveva denominato Renzi e la Boschi, sono a tutto tondo alleati di governo, quindi alleati di Di Maio e company, con i quali ora i 5 Stelle saranno costretti a scendere a patti. Ma anche questa volta questi miracolati dalla politica, che hanno dimostrato di essere voltagabbana di razza, ce la faranno. Ne siamo certi. Sono disposti a tutto pur di non perdere la poltrona. E Renzi lo sa bene. Tanto i grillotti troveranno sempre un modo per spiegare questi improvvisi cambi di casacca a quel che resta dei loro elettori. Fregandoli sempre, ovviamente.

Il senatore di Firenze ha quindi definito la sua strategia spiazzando come al solito tutti dimostrando indiscussa capacità che muove la sua voglia di potere e di comandare. La velocità in cui si è infilato nella crisi di governo è stata sorprendente. Da nemico numero uno dei 5 Stelle è riuscito a far chinare il capo a costoro strappando una immaginabile intesa che ha partorito il Conte bis con il solo obiettivo di isolare Salvini impedendo così di andare al voto anticipato che avrebbe portato al governo il centrodestra.

Inoltre, dopo la spaccatura con il Pd, il toscano è tornato nuovamente protagonista diventando l’azionista di maggioranza dell’attuale esecutivo. Non male per uno che doveva andarsene dalla scena politica dopo la sconfitta del referendum. Ma si sa, Renzi quando dice una cosa pensa esattamente il contrario. Mai fidarsi di lui. Il passo “da Enrico stai sereno” a “Giuseppe stai sereno”, quest’ultima uscita è di alcune ore fa, è pericolosamente breve.

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Ora si comprende come le strategie di Renzi, l’inciucio con il Movimento e l’addio al Pd, fossero collegate. E ora con il controllo del governo Renzi siederà al tavolo nel momento in cui si discuteranno faccende nevralgiche. Di fatto non è un mistero che voglia mettere le mani sulla spartizione delle nomine, quelle che contano davvero. Tra enti pubblici e aziende statali ce ne sono tantissime in ballo e la partita è delicata e decisiva per le posizioni di potere che Renzi vuole per sè. Tra tutte Fincantieri, Leonardo, Enel, Poste, Monte Paschi di Siena (dove tra l’altro il tesoro è diventato azionista di riferimento proprio grazie a Renzi). Non solo. Ci saranno da sostituire parecchie cariche nelle forze dell’ordine e, non ultimo, nel 2022 il Parlamento sarà chiamato a decidere il prossimo Presidente della Repubblica. Insomma, di carne al fuoco ce n’è parecchia e Renzi detterà le regole.